Il Milan per adesso è quarto. Può ora essere artefice del proprio destino. Ma torniamo sempre al solito discorso: per andare ai preliminari di Champions bisogna vincerle tutte. Ed il derby è stata solo la terza di queste cinque partite da vincere. Ed ora viene il difficile. Un pò perchè se si vuole raggiungere un obiettivo la partita più difficile è sempre la prossima, un pò perchè è proprio così. La partita di Napoli è difficile!
Torniamo però per un istante alla bella prova rossonera di domenica. Quello che più mi fa piacere è l'aver rivisto un Milan dominare e battere una grande in campionato. Ciò che è stata proprio una delle prerogative principali del Milan di Ancelotti e che in campionato in questi ultimi due anni si era perso. Per la verità ciò era già accaduto nelle partite di Roma e Torino (fino all'espulsione di Bonera) che però incredibilmente erano state perse un pò per sfortuna e pò per ingenuità individuali, tant'è che qualcuno già parlava di un Milan "eterno incompiuto". Non penso il Milan fosse incompiuto prima e sia totalmente compiuto adesso. Come spesso accade la verità sta nel mezzo.
Un altro elemento di soddisfazione (anche personale per quanto ho sempre sostenuto) è la conferma di questo assetto tattico che quasi mai, forse proprio mai, ha fallito. Non è un caso se siamo usciti dalla Champions proprio quando, causa infortunio di Seedorf, si è dovuto cambiare modulo e giocare con due punte più Kakà. Quindi la strada giusta e bella, anche per il futuro e in vista del calciomercato, è quella di una punta più due traquartisti o forse è più giusto dire trecanti, come ama definire Ronaldinho Ancelotti. Anzi approfitto, visto che ci sono, per ribadire con forza il mio SI A RONALDINHO, proprio per questo assetto ormai consolidato della squadra al quale Dinho si troverebbe bene come il cacio sui maccheroni. Kakà che finalmente gioca nella sua posizione e che, come dice Carlo Ancelotti, sembra essersi convinto a giocare lì. Come spesso accade, per conoscere meglio ciò che è giusto per se stessi si ha bisogno di una persona esterna che non è sensazionalmente coinvolta e che riesce a guardarti sicuramente meglio di quanto non possano fare i propri occhi. E' successo un pò questo fra Kakà e Ancelotti. Kakà che svaria dietro una punta ha dimostrato di poter scardinare una difesa, una squadra schierata e chiusa, che è una cosa difficilissima, anzi la cosa più difficile da fare. Tant' è vero che in europa ormai sono poche le squadre che approcciano la partita in questo modo e che contemporaneamente ottengono risultati. Tutti infatti si affidano alla ripartenza come metodo per far male agli avversari, che permette allo stesso tempo di rischiare il meno possibile, e il Manchester in finale di Champions ne è la prova provata.
Bravo Carletto allora, ma ripetiamo il difficile viene adesso. Non c'è altro scampo se non quello di vincere le ultime due partite restanti. Domenica sarà un San Paolo che ricorderà quello delle sfide di 20 anni fa, delle sfide contro Maradona.
Quindi è tutto da fare, anche se per una domenica tutto sembra essere tornato normale: fin dalla mattina presto con il ritorno alla vittoria di Valentino Rossi nelle moto, poi il Milan che vince il derby e che torna in zona Champions League. Esiste qualcosa di più normale? Ora sta ai ragazzi non ritornare alle eccezioni, con la convinzione, anzi la certezza di essere, anche se i ragazzi alla fine non avessero avuto la forza di farcela e non fosse quarto posto, fieri e orgogliosi di avere una squadra che gioca un calcio unico al mondo. E se quindi fosse Uefa, che Uefa sia tanto il gioco del Milan sarà sempre lo stesso, cioè unico al mondo.
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